La città di Sarno si sviluppa alle falde del monte Saro. In tutta la fascia pedemontana si trovano numerose sorgenti, che danno origine ad altrettanti corsi d'acqua. Tra i più notevoli il rio Foce, il rio Palazzo e il rio Santa Marina, i quali, confluendo formano il fiume Sarno. E' il fiume che ha dato il nome alla città e all'intera valle. Per la sua fertilità quest'ultima fu il cuore della Campania Felix degli antichi poeti latini. "Real Valle" la chiamarono poi gli Angioini. Tracce di frequentazione preistorica, all'alba della civiltà, si hanno per i siti sarnesi di Foce e San Giovanni, adiacenti a sorgenti del fiume e distanti tra loro appena 2 Km. La comparsa dell'uomo preistorico a Foce si fa risalire ad un momento avanzato del neolitico medio, cioè seconda metà del IV millennio (3500 a.C.). La sua presenza perdura nel posto per circa 1700 anni, fino alla prima età del bronzo (1800 a.C.). a quest'ultima epoca viene datato l'abbandono del villaggio preistorico, che nel frattempo era sorto a Foce. Mentre per la località di San Giovanni è attestata una frequentazione nella media età del bronzo appenninico (XIV sec. a.C.). Verso l'inizio del I millennio a.C. comincia ad acquistare importanza commerciale e strategica il vecchio tratturo preistorico, divenuto vera e propria strada pedemontana (la futura Popilia, poi Tabellara), che, costeggiando i monti sarnesi, dal territorio nocerino porta a quello nolano. E' lungo l'alto corso del fiume, ai margini dell'attuale territorio sarnese, che, agli inizi del IX sec. a.C. sorgono numerosi insediamenti, come attestano le necropoli di San Marzano, San Valentino e Striano. Queste piccole comunità agricole e allo stesso tempo guerriere devono ben presto confrontarsi e forse scontrarsi sia con i Greci giunti, verso il 770 a.C., sulle isole e coste campane, sia con gli Etruschi che, attraverso il Nolano, penetrano nella valle. Sono proprio gli Etruschi a coniare il nome Sarno, che etimologicamente significherebbe "il fiume dalle molti sorgenti". Verso la metà del VI sec.a.C. si ha un parziale spopolamento della valle in quanto le popolazioni si inurbano nelle nascenti città di Nocera e Pompei, di fondazione etrusca. Per Sarno persiste un'insediamento di tipo paganico. Tracce di popolamento si riscontrano, nell'età osco-sannita, per i siti di Foce, Episcopio e Villa Venere. Risale a questo periodo il bellissimo dipinto tombale, raffigurante una tessitrice, scoperto in località Galitta del Capitano presso Foce.

 

Il fiume e il popolo dei Sarrhastes, che abita lungo le sue rive, sono citati frequentemente da molti autori antichi. Tra i maggiori ricordiamo: Conone, Strabone, Virgilio, Silio Italico, Lucano, Stazio e Servio. La tradizione virgiliana fa conquistare l'intera valle da una popolazione acarnana (i Teleboi), che aveva occupato l'isola di Capri, presupponendo una successiva fusione con la popolazione indigena (Sarrhastes populi).
Sull'esistenza di un vero e proprio agglomerato cittadino per il periodo antico non si hanno prove, ma numerosi indizi archeologici fanno supporre più che certa la sua esistenza. La scoperta di un asse viario, collegante Pompei alla via Popilia all'altezza di Sarno, è un ulteriore conferma. Tanto che qualche autorevole studioso ritiene ragionevole l'ipotesi che l'arcario centro di Urbula, attestato dalle fonti storiche sia da identificarsi con la Sarno antica.
Una stipe votiva, scoperta in località Foce e risalente al IV sec. a.C. con una frequentazione fino al II sec. a.C., ha dato un notevole quantitativo di materiale fittile, che testimonia il perdurare di riti della fertilità in cui la misterosofia delle acque rimanda al preistorico culto delle "sacre sorgenti". Questo culto delle acque si coagula nella divinizzazione del Sarno quale benefica deità fluviale, come attestato, per il periodo più antico, da didrammi d'argento (286-280 a.C.) recanti sul diritto la testa del dio dai capelli ricci con le nodose corna d'ariete, simbolo dell'abbondanza, e nell'esergo del rovescio la legenda osca Sarnsneis. Mentre per il periodo più recente (I sec. d.C.) da numerose rappresentazioni pittoriche parietali, rinvenute durante gli scavi a Pompei, in cui il dio è raffigurato sempre con l'attributo della verde canna sacra.
Sempre in località Foce si sono rinvenuti i resti di un teatro ellenistico-romano.
L'impianto originario si fa datare alla seconda metà del II sec. a.C., ciò indurrebbe ad ipotizzare, nelle vicinanze, la presenza di un vicus, da identificarsi con il toponimo "ad Teglanum" riportato dalla Tabula Peutingeriana.
Tra i monumenti d'epoca romana più significativi, che insistono sul territorio sarnese, sono da annoverare i resti dell’acquedotto di età giulio-claudia, che, con un tracciato di oltre 100 Km, portava l'acqua dalle sorgenti del Serino a Miseno, sede della flotta imperiale romana. Imponenti avanzi di questo acquedotto si osservano nella località denominata appunto Mura d'Arce.

 

Dopo la catastrofica eruzione del Vesuvio (79 d.C.), che ha seppellito Pompei, Ercolano e Stabia, l'intera valle sembra scomparire anch'essa dalla scena della Storia.
Occorre aspettare il 553 d.C. quando sulle rive del Sarno il generale bizantino Narsete sconfisse duramente i Goti, guidati da Teia. Il fiume è chiamato dallo storico Procopio di Cesarea, che ci ha tramandato le alterne fasi della battaglia, con il nuovo nome di Draconteo; questo nome persisterà per tutto l'alto medioevo.
Più tardi sull'asse viario, ricalcante in parte l'antica via Popilia, si insediano i primi nuclei di stirpe longobarda. Un loro sepolcreto è stato ritrovato nei pressi dell’attuale via S.Vito.
E' il longobardo principe di Benevento, Arechi II, nel quadro del rafforzamento per la valle delle difese militari contro le frequenti incursioni bizantine del Ducato di Napoli, a procedere intorno agli anni 758-786 d.C. alla costruzione del castello di Sarno sulla cima del Saro, detto "parvulum castrum" nelle carte del tempo. Nella zona sottostante, detta poi di Terravecchia, sorge il primo nucleo abitativo della Sarno attuale. Sempre al tempo Longobardo risale la diffusione del culto di SanMichele Arcangelo, che diviene il patrono celeste della città e a cui successivamente sarà dedicata la cattedrale sorta in Episcopio.
Sarno è in quel periodo uno dei 33 gastaldati in cui è suddivisa tutta la Longobardia meridionale.
Nell'anno 970 Gisulfo I, principe di Salerno, eleva il gastaldato di Sarno al rango di contea e la dona a Indulfo di sangue reale longobardo, che diventa così il primo dei 43 feudatari, che avranno la signoria sulla città per oltre novecento anni. Illustri membri di famiglie reali, quali la casa d'Angiò, nonchè di famose e potenti famiglie nobili italiane, quali i d'Aquino, gli Orsini, i Sanseverino, i Colonna, i Barberini, si fregeranno, nel corso dei secoli, del titolo di conte e signore di Sarno. Con l'avvento degli ultimi feudatari, i Medici (1690-1806), la contea sarà elevata a ducato.
Agli inizi di questo millennio la popolazione abbandona la vecchia città murata sottostante il castello e s'insedia in pianura, come dimostra un documento del Codex Diplomaticus Cavensis dell'anno 1041, in cui si parla di una "civitate betere" (l'attuale Terravecchia) e di una porta cittadina vicino alle sorgenti del rio Palazzo, quasi certamente deve trattarsi della porta della Seca, insistente alla fine dell'attuale via De Liguori e che dà in uno slargo detto Foruncolo, letteralmente piccola piazza, dove si svolge il mercato e si stipulano gli atti pubblici (ora Piazza Garibaldi).

 

Con bolla datata l'anno del Signore 1066, l'arcivescovo di Salerno, Alfano I, istituisce la diocesi di Sarno e ne delimita i confini. Primo vescovo viene nominato Riso. Intorno alla cattedrale comincia ad enuclearsi nel frattempo la frazione di Episcopio, che deriva il nome appunto dalla sede vescovile. Agli inizi del XIII sec., nei pressi delle sorgenti Cerola, alla porta orientale di Sarno, si stabilisce una commenda dei cavalieri dell'Ordine Ospitaliero di S.Antonio Abate di Vienne, detto anche Ordine dei Cavalieri del Sacro Tau dalla rossa croce egiziana impressa sui loro mantelli bianchi. Questi Cavalieri donano alla città il primo ospedale, costruendolo a ridosso della chiesetta edificata in onore del santo, a cui si rifà la regola.
Nell'anno 1204, aiutato dalle poderose fortificazioni sarnesi a cui tatticamente si appoggia, il conte di Sarno, Diopoldo von Hohenburg, di parte sveva, sconfigge a morte il francese Gualtieri III conte di Brienne. Il nobile Gualtieri è poi seppellito con tutti gli onori nella cripta della chiesa di Santa Maria della Foce.
Nel trecento durante la signoria dei Brunnfort, fissa i suoi quartieri in città al soldo dei predetti conti, una terribile Compagnia di ventura detta dell'Uncino per via della lunga lancia in dotazione, provvista di un particolare uncino, che serve a disarcionare i cavalieri avversari.
Il 7 Luglio1460, nel vasto pianoro posto tra Foce e la porta occidentale della città, cioè lungo l'attuale via Palma, Giovanni d'Angiò sconfigge Ferdinando I d'Aragona.
Alcuni anni dopo questa battaglia, i sindaci di Sarno, Abignente e Normandia, ricevono dalle mani di Ferdinando I uno speciale Privilegio, composto di 14 articoli per la città particolari esenzioni, rivendicato sempre gelosamente quale sorta di Statuto cittadino fino alla costituzione del Regno d'Italia.
Un Sindaco "universale" e tre sindaci "particolari" sono, per tutta l'età moderna, i vertici amministrativi eletti, annualmente, dall'Università, con quest'ultimo termine si indica l'intera comunità cittadina. Con il ricchissimo conte di origine amalfitana nonché Grande Ammiraglio del regno, Francesco Coppola (1485-1487), il castello di Sarno rivive i fasti della grande Sarno del tempo longobardo. Ma è il canto del cigno.

 

Il Coppola, promotore di una congiura contro il proprio re, passata alla storia come congiura dei Baroni, viene arrestato e poi decapitato. Il castello di Sarno saccheggiato e dirottato. Nuova sede comitale diviene d'ora in avanti il maestoso Palazzo Baronale, detto anche Domus Imperialis (ora Palazzo Napoli), sito a Mercato (piazza Garibaldi).
Mariano Abignente, (1471-1521) appartenente al Sedile dei Nobili, i cui componenti si fregiano del titolo di patrizi della città di Sarno, è uno dei tredici campioni italiani, che nel 1503, alla famosa Disfida di Barletta, si battono cavallerescamente, riportando l'onore delle armi, contro altrettanti cavalieri francesi.
Verso la fine del cinquecento il conte Maurizio Tuttavilla costruisce un canale idrico dalle sorgenti di Foce al mare, detto "Fosso del Conte", per alimentare i mulini di sua proprietà nel casale di Torre (Annunziata).
Nel XVIII sec. vengono ricostruite o costruite ex novo numerose chiese cittadine, tra cui quelle di San Sebastiano, dei Morti e dell'Immacolata. Il vescovo Tura fa eseguire da due Solimena, Angelo e Francesco, padre e figlio, tutta una serie di tele per la quadreria del Duomo di Episcopio.
Per tutto il settecento si costruiscono numerosi palazzi nobiliari, che abbelliscono le strade cittadine. Citiamo, tra tutti, il palazzo Alteda a via De Liguori e quello Ungaro (ora Capua) all'inizio di via Cavour. L'età contemporanea vede Sarno, per la ricchezza d'acqua, divenire un'importante polo industriale canapiero. In quest'epoca di feconda operosità la città riceve l'appellativo di Manchester del sud. Tessitori specializzati arrivano da tutta Europa, stabilendosi poi definitivamente con le loro famiglie. Sono l'inglese Turner, l'irlandese Strangman, lo svizzero Buchy, il francese Franchomme.
La fiorente industria riceve un nuovo impulso quando, nel 1856, giunge la ferrovia a Sarno. Sempre intorno al 1850, a sud-est verso i confini nocerini, si ha la nascita del grosso insediamento agricolo di Lavorate, contrazione del toponimo Terre Lavorate.
E' l'ultima frazione cittadina a nascere.
Nel 1904, infine viene inaugurata la nuova ferrovia Circumvesuviana, che collega direttamente Sarno con Napoli e con i comuni Vesuviani. Intanto nel 1889 è stata inaugurata la maestosa sede del nuovo Palazzo Municipale, detto palazzo S.Francesco, l'opera fa da fascinoso fondale scenografico alla larga arteria del rettifilo (Corso Amendola), inaugurata nei primi del Novecento.
Nell'ultimo dopoguerra, dopo la grave crisi dei canapifici, sorgono numerose le industrie conserviere, che esaltano la vocazione agricola del territorio sarnese.
La grande autostrada, (SA-CE), aperta in quest'ultimi anni, che collega rapidamente Sarno con i maggiori centri della penisola italiana, proietta modernamente la città verso le soglie del Terzo Millennio.

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